Il Parlamento Europeo ha recentemente adottato una posizione decisa riguardo la complessa interazione tra il diritto d'autore e l'intelligenza artificiale generativa. Con una risoluzione non vincolante, ma significativa, si tracciano nuove linee guida per la protezione delle opere creative e giornalistiche nell'era digitale, cercando un equilibrio tra innovazione tecnologica e salvaguardia dei diritti d'autore.
Il Parlamento Europeo Interviene sul Copyright e l'AI: Dettagli della Risoluzione
Il Parlamento Europeo, lo scorso 6 marzo 2026, ha compiuto un passo significativo votando a favore di una risoluzione “non vincolante” che mira a regolamentare l'uso dei contenuti protetti da copyright nell'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa. Con un'ampia maggioranza di 460 voti favorevoli, contro 71 contrari e 88 astenuti, l'istituzione europea ha espresso una chiara direzione politica. La risoluzione, presentata dall'eurodeputato della CDU Alex Voss, respinge categoricamente il modello delle “licenze globali” forfettarie, che avrebbero permesso ai fornitori di AI di utilizzare opere protette con un compenso fisso, ritenuto insufficiente a garantire una remunerazione equa e dettagliata per i creatori, inclusa la compensazione per l'uso retroattivo di tali contenuti.
La proposta introduce un innovativo sistema di protezione attraverso l'istituzione di un registro centrale di esclusione, gestito dall'Ufficio UE per la proprietà intellettuale (Euipo). Questo meccanismo consentirà ai titolari dei diritti di impedire esplicitamente che le proprie opere siano utilizzate per l'addestramento dell'AI. Di conseguenza, i sistemi di intelligenza artificiale dovranno basarsi esclusivamente su opere incluse in elenchi dettagliati. L'assenza di un'opera in tali elenchi sarà automaticamente considerata una violazione del diritto d'autore. Inoltre, la risoluzione incoraggia la creazione di accordi di licenza collettiva volontari, settoriali e inclusivi, che coinvolgano non solo grandi editori e società di produzione, ma anche singoli creatori e piccole e medie imprese, spesso esclusi dalle negoziazioni con i giganti tecnologici.
Un punto cruciale della risoluzione riguarda la situazione dei media tradizionali e del giornalismo, settori spesso “sfruttati” dai sistemi di intelligenza artificiale. L'estrazione non autorizzata di contenuti da parte dei modelli generativi ha portato a richieste di una giusta remunerazione e di garanzie per la pluralità dell'informazione, contrastando il rischio di “distorsioni” operate dai gatekeeper digitali nella selezione delle notizie. La risoluzione sottolinea inoltre che i contenuti interamente generati dall'AI non potranno essere considerati “originali” e, di conseguenza, non godranno della protezione del copyright, stabilendo una chiara distinzione tra la creazione umana e quella algoritmica.
Nel settore audiovisivo, la risoluzione ha ricevuto il sostegno unanime di organizzazioni come la Federation of European Screen Directors (FERA), la Federation of Screenwriters in Europe (FSE) e la Society of Audiovisual Authors (SAA). Queste associazioni hanno criticato le case di genAI per aver costruito business miliardari utilizzando opere audiovisive senza consenso, pagamento o trasparenza. Bill Anderson, presidente di FERA, ha evidenziato come i registi, pur accogliendo le nuove tecnologie, vedano ora il loro lavoro replicato dai sistemi di AI, minacciando i loro mezzi di sussistenza. Ha quindi sollecitato la Commissione a introdurre obblighi esecutivi per permettere ai registi europei di continuare a creare storie originali.
Tuttavia, l'industria tecnologica ha espresso le proprie preoccupazioni. L'Associazione delle industrie informatiche e delle comunicazioni (CCIA) ha messo in guardia sul rischio che le misure proposte possano limitare l'accesso europeo alle tecnologie più avanzate, creando una “tassa di conformità” che potrebbe penalizzare in particolare le startup locali. Questo dibattito si inserisce nel più ampio contesto della sovranità tecnologica europea. Come evidenziato da Agenda Digitale, l'UE si confronta con ritardi strutturali nella ricerca sull'IA generativa, il cloud computing e i motori di ricerca, rendendo difficile competere con le piattaforme globali e i colossi statunitensi e cinesi. La risoluzione del Parlamento potrebbe rappresentare un primo passo verso una strategia di “riduzione progressiva delle vulnerabilità”, piuttosto che un'autonomia totale, mirando a politiche industriali coordinate e a una maggiore integrazione tra ricerca e impresa, un processo che richiederà tempo e un impegno di lungo periodo.
Riflessioni sull'Equilibrio tra Innovazione e Diritti
Questa risoluzione del Parlamento Europeo rappresenta un momento cruciale nel dibattito globale sull'intelligenza artificiale e la proprietà intellettuale. Da un lato, emerge la necessità impellente di proteggere i creatori e i giornalisti, assicurando che il loro lavoro non venga sfruttato impunemente in un'epoca di rapida evoluzione tecnologica. La creazione di un registro di esclusione e la promozione di licenze collettive sono passi lodevoli verso la garanzia di una remunerazione equa e trasparente. Dall'altro lato, le preoccupazioni dell'industria tecnologica non possono essere ignorate: un'eccessiva regolamentazione potrebbe frenare l'innovazione e la competitività dell'Europa in un settore strategico. È fondamentale trovare un equilibrio che permetta all'AI di prosperare, ma sempre nel rispetto dei diritti umani e della creatività. Questa sfida richiederà un dialogo continuo e una legislazione flessibile, capace di adattarsi ai rapidi cambiamenti tecnologici, affinché l'Europa possa affermarsi come leader nell'innovazione etica e responsabile.