“Michael": Un Ritratto da Favola Più Che una Biografia Veritiera
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“Michael": Un Ritratto da Favola Più Che una Biografia Veritiera

DateApr 23, 2026
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Il film "Michael" si presenta come una narrazione incantata della vita del Re del Pop, più affine a una fiaba moderna che a una rigorosa biografia. Sotto la direzione di Antoine Fuqua e con Universal Pictures come distributore dal 22 aprile, la pellicola ripercorre la straordinaria ascesa di Michael Jackson, dalle sue prime esperienze con i Jackson 5 fino all'apice del suo trionfo mondiale, culminato nel leggendario Bad World Tour del 1988. Protagonisti sono Jaafar Jackson, nipote dell'icona musicale, che lo interpreta nell'età adulta, e il giovane Juliano Krue Valdi, che incarna la star da bambino. Il film, pur celebrando il genio artistico, sceglie di sorvolare sulle controversie, offrendo una visione empatica e patinata dell'artista, presentandolo come un eterno Peter Pan, innocente e tormentato.

“Michael": Il Viaggio di una Leggenda tra Luci e Ombre Familiari

Nel contesto della vibrante Gary, Indiana, sul finire degli anni Sessanta, Joseph Jackson, figura paterna autoritaria, plasmava con ferrea disciplina il talento dei suoi cinque figli, destinati a formare la celebre band dei Jackson 5. L'allenamento incessante, quasi militare, produsse frutti rapidi, portando i giovani talenti a firmare con la Motown. Tra loro, emerse prepotentemente il piccolo Michael, un frontman di soli nove anni, la cui voce soave e il carisma innato nel ballo catturarono immediatamente l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori. La carriera della band conobbe una vertiginosa ascesa, ma il prezzo di tale successo ricadde pesantemente su Michael. Costretto a rinunciare a un'infanzia spensierata e segnato dalla durezza paterna, trovò conforto unicamente nella lettura di storie come quelle di Peter Pan e nell'affetto per un topo domestico.

Crescendo, Michael, pur mantenendo un legame con la sua famiglia, sentiva l'urgenza di esprimere le proprie idee e il suo talento in modo autonomo. Nonostante le pressanti richieste professionali del padre, riuscì a realizzare "Off The Wall" e, successivamente, "Thriller", l'album che lo proiettò nell'olimpo delle star mondiali. Il percorso verso l'indipendenza paterna si rivelò lungo e tortuoso, portandolo a cercare l'assistenza dell'avvocato John Branca, che gli rimase accanto per tutta la vita. Solo dopo un'ultima, drammatica concessione alle volontà del padre, Michael riuscì a liberarsi definitivamente dal suo giogo, affermando il proprio incontrastato successo come solista con il Bad World Tour.

Questo biopic, pur affrontando una figura così complessa e controversa, si distacca da una narrazione puramente realistica, optando per una reinterpretazione fiabesca. La sfida di conciliare le aspettative del pubblico con la realtà dei fatti e la necessità di una narrazione coinvolgente è stata affrontata attraverso una revisione sapiente delle questioni più spinose. Il regista Antoine Fuqua, lo sceneggiatore John Logan e il produttore Graham King, con il supporto del vero avvocato Branca, hanno scelto di esaltare gli aspetti più positivi della vita di Michael Jackson e di concentrare la tensione narrativa sul rapporto difficile con il padre. Il risultato è un ritratto etereo dell'artista, quasi un "eterno Peter Pan", caratterizzato da una sensibilità smisurata e un talento ineguagliabile. Questa visione, amplificata da una sceneggiatura solida e da musiche iconiche come "Billie Jean", "Beat It", "Thriller" e "Bad", crea un'esperienza cinematografica coinvolgente e toccante. La straordinaria interpretazione di Jaafar Jackson, frutto di un intenso lavoro di immedesimazione, riesce a restituire al pubblico l'impressione di rivedere sul grande schermo l'icona del pop. Il cast di supporto, con Colman Domingo nel ruolo di Joseph e Nia Long in quello della madre, contribuisce efficacemente alla narrazione, sebbene l'assenza volontaria di Janet Jackson dal progetto sia un elemento notevole. In sintesi, "Michael" è un prodotto cinematografico riuscito se interpretato come una celebrazione musicale emozionante di un genio eccentrico, ma dal punto di vista del realismo drammatico, si configura come un'apologia acritica, ricca di lacune che difficilmente un sequel potrebbe colmare.

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